Spazio display - La fine immaginaria

La fine immaginaria vuole mettere in discussione ciò che è immagine nel reale, demolendo le concezioni basiche che l’uomo è solito captare. Le forme proposte si servono dell’immaginario collettivo, lo assorbo- no, lo elaborano a tal punto da evocare uno straniamento. Come una fake news, ma di un’immagine fisica, l’opera mette in gioco l’immaginario collettivo con le potenziali utopie immaginative. Così, una situazione apparentemente usuale, si rivela perturbante.

In ogni epoca storica, l’uomo ha sempre desiderato la felicità e affinchè questa potesse concretizzarsi ha sempre dovuto indagare nei meandri della propria mente e nei lati oscuri del cuore. Nonostante questa incessante ricerca, ha dovuto sempre proiettare il proprio desiderio sulla materia, cercando di ingannare quest’ultima, la quale non si trova che nella mente e nel cuore dell’uomo; insomma, nelle illusioni. Ugo Foscolo definiva le favole come luogo d’ingenua felicità, di perfezione.

Ma, in ogni caso, il rifugiarsi in qualcosa di già accaduto non può che accentuare l’amarezza che proviene dal disincanto, che ha provocato il “drastico distacco”. Siamo tra il sogno e la realtà, tra i sentimenti dell’uo- mo, il bene e la crudeltà. Jacopo Ortis, infatti, sceglie la via del suicidio perché non riesce più a sopportare la propria sconfitta, nonostante siano state proprio le illusioni il motore delle sue speranze.

Detto ciò, l’intervento artistico all’interno di Display non vuole essere sinonimo di falsa realtà o di utopia irrealizzabile, piuttosto vuole agire in fiducia verso gli ideali più alti; vuole esperire, tendere e proiettare tali ideali nel futuro, con la speranza che vengano compresi, condivisi e recuperati da altri uomini. La memoria recupera il passato celebrando il suo valore ideale. Come i futuristi che celebravano la fertilità dell’inventi- va, che individua continue analogie tra i dati della realtà e l’immaginazione. Questo può avvenire solamen- te perseguendo una libertà linguistica, mantenendosi in una continua tensione creativa, che accoppi ad ogni elemento della realtà il suo doppio.